Bibliografia
Qui di seguito l’elenco dei libri da me scritti . Inoltre inserisco di seguito i link che riportano le pagine di approfondimento per ciascun libro corredate dalla prefazione o dai capitoli da me curati interamente sfoliabili:
Il teatro di Rosso di San Sepolcro
Manzoni a Firenze e la “Risciacquatura” in Arno
Brando, Desideria e il viaggio con le cicogne
Meucci – Storia di un ingiustizia
Meucci – L’uomo che ha inventato il telefono
CAPRERA 1982 Edizioni Centro d’Arte “La tela” Palermo Oggi ci si domanda: in quale partito militerebbe Giuseppe Garibaldi? Come si sarebbe comportato di fronte a eventi storici come la guerra del Vietnam, la rivolta d’Ungheria, l’assedio di Praga, il conflitto delle Falkland? Non essendo stato mai un uomo di pensiero, probabilmente si sarebbe messo a capo di un manipolo di esaltati, con i quali eludendo qualsiasi frontiera avrebbe raggiunto le piazze più calde del mondo per schierarsi con i più deboli. Lo avremmo così visto in Vietnam combattere contro l’imperialismo americano, a Budapest e a Praga lanciare bombe contro i carri armati russi e alle isole Malvine non ci sono dubbi: avrebbe dato una mano all’esercito di Galtieri. E in Italia? Forse, applicando la tecnica della guerriglia che lo rese tanto famoso in Uruguay avrebbe sgominato anche il partito armato.
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IL TEATRO DI ROSSO DI SAN SECONDO 1983 Franco Cesati Editori A cura di Eugenia Occello Qui di seguito riporto il mio intervento completo inserito nel volume Il Teatro di Rosso di San Secondo dall’editore Cesati di Firenze. Il volume raccoglie gli esiti di una esperienza stimolante, quale risulto` la Tavola Rotonda sul teatro di Rosso di San Sepolcro, promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Grosseto, nel quadro di una piu` vasta serie di “Incontri culturali” sul teatro italiano della fine dell’800 e del primo ‘900.
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MANZONI A FIRENZE E LA "RISCIACQUATURA" IN ARNO Storia di un breve soggiorno e di una famosa metafora 1985 Franco Cesati editore Firenze “ … che poi, nel nostro caso, l’unico mezzo per l’Italia d’arrivare a una lingua comune di fatto, sia quello di prender l’Uso di Firenze, è ciò che s’è già cercato di dimostrare e nella Relazione di Milano e in altri scritti …” Alessandro Manzoni (Dall’Appendice alla relazione intorno all’unità della lingua e ai mezzi per diffonderla)
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QUEL CHE RESTA DELLA MEMORIA 2008 Anemone Purpurea Luoghi bellissimi, pur se divenuti per paesaggi dell’anima, specie la solare Sicilia di cui l’autore è originario, fanno da vivace sfondo a storie che non si dimenticano: il gioco della memoria è un cammino del passato che fa accettare il presente, perché Capelvenere non rimane imprigionato nel passato, ma lo porta con sé per darlo a noi lettori, che veniamo così a conoscere anche quei personaggi famosi (molti dei quali fanno parte della nostra vita intellettuale, se non addirittura affettiva per il contagio dato dalla celebrità). Ma attenzione: il libro è più di una autobiografia, è diverso dai resoconti di viaggio ai quali siamo abituati dalla letteratura, specie dell’Ottocento; non è una ricerca del tempo perduto. È invece – come sostiene Claudio Mori – “un periodo della realtà e della cultura italiana vissuta dall’angolatura particolare di un giornalista e scrittore”. Alla bellezza della pagina, perché Capelvenere è ricco ed essenziale a un tempo, si fondono particolari preziosi che appartengono alla nostra comprensibile curiosità di lettori e di uomini che hanno vissuto lo stesso periodo narrato da questo splendido autore.
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Il testo di seguito tratta di un divertissement scritto nel luglio del 1989 in una soffitta di Milano a seguito di una delusione d’amore che in quel periodo mi aveva lasciato segni profondi nell’animo e nella mente. Ho inteso rivisitare il mito di Ettore e Andromaca come consolazione di un momento emotivamente disperato aggrappandomi a quei valori che consideravo, e considero ancora oggi, elementi fondanti di una coppia . Questi valori sono rappresentati un una sola parola dall’Amore. La scelta di rivisitare il capitolo dell’Iliade dedicato a “Ettore e Andromaca” e` dovuta alla necessita` di guardare con la lente di ingrandimento una coppia nella quale lui va` a morire, perche` destinato dalla fatalita`e dal capriccio degli Dei, mentre la moglie anzitempo vedova lo implora di non affrontare Achille per amore del figlio e di lei stessa. Per amore,dunque, della stessa famiglia. Ma a nulla valgono le lacrime di Andromaca e del figlioletto Astianatte tenuto in braccio dalla madre. Ettore e` irremovibile e fa` trionfare la ragione di stato e il suo patriottismo sugli affetti familiari. Egli sa` che va di sicuro incontro alla morte con l’imbattibile figlio di Peleo, ma come dice alla moglie, il suo dovere principale e` di battersi per difendere la patria e di conseguenza la famiglia.
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