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Archivi per la categoria ‘Walter Tobagi’

postheadericon Walter, il coraggio di capire.

Nella foto la sede del Corriere della Sera in via Solferino , nel riquadro piccolo Walter Tobagi alla macchina da scriver

Ho pianto la mattina del 28 maggio del 1980 quando a Milano uccisero Walter Tobagi. L’amico buono, il collega che faceva ragionare i suoi amici, il grande intellettuale del Corriere della Sera era stato ammazzato sul marciapiede di Via Salaino a due passi dal parco Solari.

I suoi killer ,  figli della borghesia milanese, in pratica esordienti della P38, con l’uccisione di Walter volevano segnalarsi ai cosiddetti professionisti del terrore che in quegli anni avevano ucciso gente come Guido Rossa,Vittorio Bachelet, Aldo Moro, Carlo Casalegno e tanti altri.

Esprimevo il mio dolore lacrima dopo lacrima. Mi sentivo orfano di un amico a cui volevo tanto bene e il ricordo della sera precedente, quando al circolo della stampa di Milano avevamo organizzato un dibattito pubblico sui rapporti tra la politica, il sindacato e i giornalisti, era ancora vivo dentro di me. I ricordi , le cose che ci eravamo detti e che lui aveva detto nel suo intervento finale, erano ancora nei miei pensieri, e non era certo facile cancellarli.

Walter Tobagi l’avevo conosciuto nell’estate del 1974 al Corriere d’Informazione l’edizione del pomeriggio del Corriere della Sera. Lui mi aveva guardato con quegli occhioni ingenui di bambinone cresciuto troppo in fretta e ogni volta che ci incontravamo nei corridoi era sempre prodigo di consigli e mi raccontava le sue esperienze di quando era giornalista all’ Avanti! e al quotidiano cattolico Avvenire. Mi diceva che quelli erano anni in cui all’interno di via Solferino le lotte sindacali erano accesissime e in questa lotta primeggiavano le cellule del Partito Comunista, erano comunisti i tipografi ed erano comunisti in gran parte i componenti del comitato di redazione del Corsera, in poche parole il sandacato dei giornalisti. Ricordo un titolo che il direttore del Corriere d’Informazione fece a tutta pagina nel giorno in cui a Milano ci fu una manifestazione operaia, lo stesso direttore vergo` il titolo direttamente in tipografia: “I metalmeccanici hanno ragione” e questo la dice lunga sul clima che si viveva negli anni ’70 nella capitale morale del paese.

“Dentro i torrioni della fortezza Bastiani”, cosi` come l’edificio del Corriere era stato metaforicamente tratteggiato da Dino Buzzanti,  nel suo romanzo Il deserto dei tartari , c’era in atto una rivoluzione ante litteram che avrebbe portato da li` a qualche anno alla scoperta della Loggia P2.

Buzzati non era uno qualunque e  neanche un profeta, ma un giornalista  che del Corriere-istituzione  sapeva tutto, ogni piccolo segreto quotidiano.

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