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Archivi per la categoria ‘Fiabe’

postheadericon Il cavaliere Brandino del Ruscello, la bella Desideria e la leggenda del serpente Regolo

Una fiaba avventurosa di Franco Capelvenere

Gnomo

“Mamma mi racconti di nuovo la storia di Lancillotto del Lago?” chiese Brandino che quella sera non voleva sapere di addormentarsi.
“Sì, sì, si mamma raccontaci anche del mago Merlino e della fata Morgana!”, aggiunse Desideria, come tutte le sere insonne e alla ricerca di ogni appiglio pur di non finire sotto le coperte.
“Ma bambini, ve l’ho raccontata già due volte …, rispose mamma Elisabetta. E aggiunse: “Basta fiabe dovete dormire. E poi ricordateci che domani mattina verrà nonnino Ferruccio che vi porterà nel bosco … chissà, forse potreste incontrare i vostri amici gnomi”.
Dopo aver dato un bacio sulla fronte ai due bambini, mamma Elisabetta socchiuse la porta e raggiunse babbo David intento a fumare la sua pipa davanti al camino.
“Ehi Brandino, sei sveglio?” chiese Desideria.
“Sì e non so proprio come fare ad arrivare a domani mattina. lo sai, Desideria, che qui nei boschi di Cintoia esisteva un serpente con tre teste che faceva paura solo a nominarlo?” E la sorellina: ” Zitto, zitto altrimenti non dormo più”. Desideria strizzò entrambi gli occhi, si coprì il viso con il lenzuolo e ripetè più volte: ”Fata Morgana, fata Morgana dalla bella collana e mago Merlino dal bel mantellino vi prego fate sparire dai boschi di Cintoia il serpente con tre teste …”.
“Quel serpente si chiama Regolo – aggiunse Brandino – lo troverò e gli taglierò le tre teste”. Nella camera della casa di Cintoia cadde il silenzio. Solo il chiarore di un raggio di luna piena illuminava i lettini di Brando e di Desideria che cominciarono a dormire cullati dal canto dei grilli.
“Chi va là? Fatevi riconoscere!”, si senti` una voce oltre la siepe. “Sono il cavalier Brandino del Ruscello appartenente alla famiglia dei Fabbri  e dei Corigliano. Piuttosto chi siete voi che osate fermarmi?”. “Sono lo gnomo guerriero a guardia del bosco”, rispose l’altro.
Messere Brandino scese dal suo cavallo bianco e si avvicinò alla siepe facendo attenzione a dove appoggiava i piedi per non travolgere lo gnomo guerriero che apparve all’improvviso: piccolo, con la giubba rossa, i calzettoni a righe, il cappellaccio ed un arco a tracolla. Portava più frecce che capelli in testa quello gnomo, ed era seriamente intenzionato a non lasciare passare nessuno in quel territorio abitato dagli altri gnomi. Il cavallo di Brandino si era allontanato dal suo padrone ed aveva cominciato ad abbeverarsi nel ruscello che scorreva li` accanto. “Ehi tu cavaliere, stai attento al tuo cavallo perché da queste parti si aggira il serpente Regolo che per dispetto avvelena le acque dei pozzi e dei ruscelli”. “Il serpente Regolo? – chiese Brandino – dimmi dove si trova perché lo  voglio sfidare  a duello”.
“Spunta di notte , quatto, quatto, quando gli altri dormono. Ne sanno qualcosa la cinciallegra, gli scoiattoli e le civette. Nessuno osa affrontarlo. Solo  una volpe, una notte di tanti secoli fa`, ingaggiò con lui una furiosa battaglia. Perse tutto quella poverina, non solo il pelo ma anche la furbizia. Comunque ti lascio passare cavaliere”, concluse lo gnomo. Era già l’alba quando Brandino del Ruscello avvistò un meraviglioso castello pieno di bandiere, di armigeri e di suonatori di tromba. Il castello si trovava su una piccola altura la centro di una grande spianata

Arrivo alla radura

verde dove era stato allestito un accampamento con tende di mille colori.
In quel momento stava per iniziare un torneo tra baroni, conti e nobiluomini del reame.
“Dove vai bel cavaliere?”, chiese una fanciulla a Brandino.
“Vado alla ricerca del serpente Regolo”, rispose. E la fanciulla: ”Tra poco ci sarà un torneo di cavalieri, partecipa anche tu alla sfida e se vinci prenderai in sposa la figlia del Re. Chi sei?”. “Sono Brandino del Ruscello e vengo da Cintoia e sto cercando il terribile serpente Regolo”. La fanciulla con un bel sorriso esclamò:”Ma quale serpente, sono tutte leggende, rimani qui e partecipa al torneo”. Poco dopo Brandino venne presentato al Re che aveva come consigliere un vecchio con la barba lunga e bianca e con un alto cappello a cono di seta blu con le stelline dorate.
“Ma quello e` Merlino!” penso` Brandino. E scrutando bene tra le cortigiane, noto` una fanciulla che lo guardava meravigliata. “Ma quella è Desideria, mia sorella, che cosa ci fa qui in mezzo a questa gente?”. Brandino fece per avvicinarsi a lei ma subito fu intercettato da un cerimoniere di corte che lo presentò al Re Arturo, detto il Lungaccione perché era alto come una canna al vento. Brandino fu presentato a tutti gli altri nobili. C’erano tutti, proprio tutti: il duca di Frescaccia, il barone Nullatenente, il marchese Acchiapparagni, il visconte di Legnataglia e un cavaliere nero come il carbone, misterioso e senza nome. Mentre Brandino si apprestava a lucidare la propria spada e a provare l’impugnatura della lancia sentì una voce a lui cara:”Ehi Brandino sono Desideria. Sono qui in incognito e quella perfida della Fata Morgana mi ha avvertito che il cavaliere nero è molto pericoloso stai dunque attento”. Sul campone recintato, proprio davanti al castello,i cavalieri furono invitati a prendere posto per l’inizio della sfida. in una tribunetta c’era con il Re Arturo Lungaccione, Merlino, Lancillotto del Lago, Corrado di Calstelgrande, Valfredo delle Cannucce e tanti altri cavalieri della Tavola Rotonda. Brandino era l’unico cavaliere a non avere lo scudiero ma non se ne preoccupò più di tanto perché una cinciallegra ne fece le funzioni. Alcuni squilli di tromba annunciarono i primi duellanti e i cavalieri abbassarono l’elmo sul viso, puntarono le lance e si gettarono l’uno contro l’altro. La cinciallegra proteggeva Brandino ogni volta che questi sembrava soccombere.

La Cinciallegra in azione

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postheadericon Brando, Desideria e il viaggio con le cicogne

Quando Brando e Desideria vennero al mondo, nella Città delle Casi Giganti, era domenica pomeriggio. Una bella domenica di primavera. L’inverno era passato e gli alberi avevano ripreso le foglie. Gli uccellini cantavano allegri rincorrendosi nel parco.

Il gabbiano Scapicollo

“Facciamo un gioco” disse un giovane gabbiano detto Scapicollo, facendo gonfiare le penne e il becco oltre le cime degli alberi.
Gli altri uccellini lo guardarono con sospetto e risposero in coro: ”Ok, ecco un’altra sfida!”. E Scapicollo continuò: “Seguitemi, amici miei, e non ve ne pentirete”.
Mentre gli uccellini abbandonavano i rami degli alberi per lanciarsi nella nuova avventura, Scapicollo rallentò il volo e quando gli altri lo raggiunsero, lanciò la sfida.
“Il primo che raggiungerà la finestra di quella casa gigante laggiù, verso il fiume – disse Scapicollo – avrà diritto ad essere servito di vermicelli e zanzarette per una settimana. E chi arriva per ultimo, dovrà costruire un letto di foglie al vincitore”.
“E vai!” dissero in coro i fringuelli prendendo il volo e battendo le ali con tutte le energie di cui disponevano.
Davanti c’era sempre Scapicollo, sicuramente più veloce e più scaltro.
Gli uccellini volavano sfiorando le cime degli alberi, alcuni affrontavano le curve pericolosamente rischiando di schiantarsi contro gli angoli delle case, altri volavano più in alto sorvolando i tetti di quelle case, a forma di torri altissime, le cui punte sembravano che grattassero il cielo.
Le ali di Scapicollo smisero di battere, si allargarono nel vuoto e planarono dolcemente verso la finestra, dove stavano le due cicogne. Allo stesso modo gli uccellini che lo seguivano frenarono nell’aria avvicinandosi a quella finestra.
“E voi chi siete?”, domandò Scapicollo alle due cicogne. “Noi siamo Rosatella e Celestino” risposero quelle molto altezzose, quasi infastidite. “Ma che ci fate qui? In questa città non vi avevo mai visto”, aggiunse Scapicollo.
“E ti sbagli caro amico – risposero quelle – noi siamo in tanti e accompagniamo la nascita dei bambini a qualsiasi ora del giorno e della notte”.
“Davvero?”, rispose Scapicollo guardando gli altri uccellini e pensò fra s è: ”Mai viste due cicogne cosi` grandi e colorate di rosa e di celeste”. Poi emise un fischio e continuò: ”Ma insomma volete dirci che cosa state guardando oltre quella finestra?”.
“Abbiamo appena portato due bambini, un maschietto che si chiama Brando e una femminuccia che si chiama Desideria”.
“E perché li avete portati?”.
“Perché cosi` hanno voluto i loro genitori. Dai, era tanto che li aspettavano”.
Scapicollo, seguito dai suoi amici, si avvicinò alla finestra e tutti guardarono dentro. I due bambini erano con la loro mamma vestiti allo stesso modo con due pigiamini a strisce: Brando in bianco e celeste, Desideria in bianco e rosa.
Passarono alcune settimane. Brando, detto Brandino, e Desideria detta Nuvoletta, un mattino si svegliarono in una bella casa di campagna a due ore di auto dalla Città delle Case Giganti. Per la verità era stato un fischio a svegliarli e il fischio era del gabbiano Scapicollo che, senza farsi vedere, aveva seguito il volo delle due cicogne fin laggiù.
Desideria chiamò il fratellino: ” Ehi tu, ho sentito che ti chiamano Brando e il Babbo ti chiama Brandino ma io ti chiamerò Coccolino. A me mi chiamano Desideria. Anzi, sai una cosa? Mi piacerebbe essere una Nuvoletta che passeggia per il cielo azzurro senza mai toccare terra. Che mi dici?”
“Io non dico nulla, io dormo e ho sempre fame. Forse si stava meglio nella pancia della mamma. Qui ci sono molti rumori, molte voci che disturbano il mio sonno”.
“Io no, io mi sono già abituata a tutto questo fracasso. Ma hai visto quei due? sono la Mamma e il Babbo, simpatici però …”.
“Ci hanno portato in questo luogo che per essere bello è bello, però ho sentito che dobbiamo affrontare un lungo viaggio per andare in un altro paese, nella Città dei Fiori. Sai Brandino, li abiteremo in una casa in riva a un fiume”.
“Chissà che caldo in quella casa, io preferisco starmene qui. E poi come andremo dall’altra parte del mondo? Non capisco …”
Fu in quell’istante che apparvero Rosatella e Celestino: ”Non preoccupatevi bambini anche questo viaggio lo faremo assieme. Vedrete, sarà un bellissimo viaggio”.
Brando e Desideria si guardarono stupiti. In quell’istante entrarono, abbaiando i due ‘gelosetti’ Mikey e Tiffany; due barboncini bianchi che, alla vista delle due cicogne, perdevano il lume della ragione. I due ‘gelosetti’, quando apparivano le cicogne, facevano dei grandi salti. E avrebbero dato chissà che pur di morderle.
Quelle due cicogne, per loro, erano state due sciagure: avevano rovinato il perfetto equilibrio di quella casa nella quale per anni si erano sentiti padroni.
Alla fine Mikey, il burbero, e Tiffany, la vezzosa, avevano cominciato a volere bene a quei cuccioli di razza umana tanto che alla vista delle due cicogne ringhiavano mostrando i denti. Era indubbio che i cani fossero gelosi delle due intruse. Spesso si accucciavano sotto i lettini di Brando e di Desideria pronti a dimenar la coda rizzando le orecchie quando, con urli e pianti, i due gemelli reclamavano i pasti. Questi erano lunghi beveroni di latte caldo che succhiavano dal biberon con grande avidità.
“Ehi coccolino, hai finito il tuo latte?”
“Si Desideria, e fra poco mi riaddormento”.
“Peccato dormiglione, non sai che cosa ti perdi”.
“Che cosa mi perdo?”
“Intanto ti perdi la Mamma e il Babbo che sono bellissimi. E poi questa casa, il suo giardino, i fiori e gli uccellini che vanno e vengono da quella finestra”.

Celestino

La cicogna Celestino

“Salutami gli uccellini, vorrà dire che li guarderò quando sarà di nuovo sveglio”.
Brando aveva chiuso gli occhi e si stava nuovamente addormentando. E già sognava di bere un altro biberon, quando senti` nuovamente la voce della sorellina.
“Ma insomma Brandino, anzi Coccolino – lo richiama Desideria – vuoi smetterla di dormire? Ti devo dire una cosa importante. Pare che andremo via da questa casa molto presto …” Brando, pur infastidito, ascoltò la sorella con interesse e replicò “Guarda bella mia, ti lascio parlare ma poi promettimi di non svegliarmi fino all’ora del prossimo pasto”. Desideria, che si era guardata bene dal promettergli una cosa del genere, continuò: ”Partiremo a giorni. La Mamma, il Babbo, la Nonna e quella tata che le sta sempre accanto, portandosi dietro questi due cani mocciosi, entreranno dentro un uccello grandissimo con due ali lunghissime che sorvolerà mari e montagne prima di arrivare alla Città dei Fiori …”. “E noi che faremo qui da soli? Come arriveremo in quella Città?” domandò Brandino alla sorella.
“Tontolone – rispose – noi faremo un viaggio bellissimo aggrappati al collo di Rosatella e Celestino. A te dovranno mettere la cintura di sicurezza, hai capito?”.
Brandino si era di nuovo addormentato. Questa volta sognava di attraversare l’Oceano in collo al suo Celestino ma con una discreta scorta di biberon pieni di latte caldo e saporito.
Venne il giorno della partenza. Ad uno ad uno, gli uccellini della contea di Hampton si accomiatarono da Brando e da Desideria.
Tra loro c’era anche Scapicollo che s’era portato dietro anche un paio di gabbiani. E poi giunsero gli scoiattoli, i bambi, gli gnomi che di notte vegliavano su quella casa. Anche le ranocchie di uno stagno vicino vollero essere della partita. “Ciao Brandino, ciao Desideria, tornate presto e fate buon viaggio. Noi saremo qui ad aspettarvi la prossima estate” dissero tutti in coro mentre Mikey e Tiffany, colti da improvvisa emozione, se ne stettero questa volta muti senza abbaiare, l’uno accanto all’altro, accucciati sotto una sedia. Il mondo visto dall’alto era bellissimo. Desideria e Brandino salutarono con la mano i loro amici che li seguirono finché le due cicogne non sparirono dentro una nuvola. Scapicollo e i due gabbiani, seguiti dagli altri uccellini, li accompagnarono per un po`. Infine, con un batter d’ali, fischiarono a lungo e se ne tornarono ai loro nidi.
Usciti dalla nuvola, le due cicogne planarono dolcemente verso quella distesa azzurra che era l’Oceano. In quel momento sopra di loro transitava quello strano uccello con le ali lunghissime e con tanti finestrini. Questa volta fu Brandino a gridare alla sorella:  ”Nuvoletta, guarda lassù, c’ è la Mamma, ci saluta con la mano”.

La cicogna Rosatella

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