Get Adobe Flash player

Archivi per la categoria ‘Carta Canta’

postheadericon Ma che razza d’informazione è? Cinecittà muore e nessuno ne parla

I giornali non ne parlano. Ma che razza di informazione abbiano noi in Italia? Vero è che io sono un vecchio giornalista, o che tale mi considero, ma proprio non capisco questo accanimento di voltare le spalle alla notizia. Questi cronistucoli da strapazzo dei quotidiani cosiddetti nazionali invece di battere i marcipiedi alla ricerca della verità se ne stanno rintuzzati davanti al computer con l’aria condizionata accesa al massimo e non alzano un dito per vedere cosa c’è di nuovo nel panorama dell’informazione romana. Cinecittà muore. Forse, dicono, è già stata venduta. Le ruspe sono pronte ad avanzare e allora io dico a voce alta: viva Cinecittà! Tutto questo nel silenzio assoluto delle cronache dei giornali romani mentre dal Campidoglio non si alza nemmeno il canto di un gallo. Il sindaco è già scappato al mare con paletta e secchiello. Lui si occupa di alta strategia, chissenefrega se hanno venduto Cinecittà e trecento posti di lavoro ora sono a rischio. Chissenefrega se al posto del mitico studio 5 che fu di Federico Fellini o dello studio 7 dove stanno girando le scene del film dedicato a Domenico Modugno sorgerà un albergo che gratterà il cielo, magari con fontane e odalische, pagato con i soldi di russi arricchiti, di arabi stacolmi di petroldollari e di qualche avventuriero romano che fa da capocordata, è una cosa indegna su due fronti: è indegno il silenzio dei giornalisti – forse di giorno sono ancora assonnati dopo aver fatto le ore piccole nelle poltrone di qualche talk show televisivo per parlare del nulla. Ma chi li paga questi pennivendoli da strapazzo? Io li caccerei a pedate dalle redazioni, li schioderei dalle loro scrivanie e li punirei secondo la dantesca legge del contrappasso: andare a piedi a cercar le notizie e, soprattutto a cercar quel sindaco di Roma che prima o poi qualcosa dovrà pur dire in merito. Purtroppo oggi una delegazione di lavoratori di Cinecittà ritorna per l’ennesima volta a Montecitorio a far valere le proprie ragioni. Vuoi vedere che domani mattina un trafiletto uscirà sui giornali dei poteri forti… Corriere, Messaggero, Stampa, Il Fatto quotidiano… e via discorrendo. Noi la nostra parte la facciamo quotidianamente e seguiamo questa vicenda. E le televisioni, che parte hanno in questa storia? Il garantista TG1 dov’è? E come mai non si alza la voce ormai flebile di Maurizio Costanzo, un giornalista superato anche dal tempo, e che comunque è un uomo di spettacolo? Siamo in attesa di una grossa e vibrata protesta giornalistica. Anche se non ci spero. Questi cronistucoli da strapazzo non hanno memoria. Che ne sanno di Ava Gardner o di Audrey Hepburn o di Liz Taylor e Richard Burton? Per loro è fuffa. E che se ne stiano nella loro fuffa, liquefatti dal caldo di questi giorni.

postheadericon Vogliono abbattere Cinecittà per costruirvi un albergone. Si salvi chi può

L’attuale presidente di BNL, Luigi Abete, ex potente negli anni d’oro della Democrazia cristiana (ma a quanto pare potente ancora oggi!), ex presidente di Confindustria, ex deputato della Dc a Montecitorio e anche tipografo a tempo perso col fratello Luigi, perché titolare di una stamperia che pubblicava giornali di regime negli anni ’70, ’80 e via discorrendo fino all’avvento di Berlusconi – la cosiddetta tipografia dei fratelli Abete sui Castelli romani, nei pressi di Ariccia, dove si consumavano anche panini con porchetta e giornali – oggi questo ex degli ex ha avuto un sussulto, un fremito, si è sentito per un attimo Napoleone Bonaparte quando l’imperatore francese, calando nel nord Italia, voleva abbattere palazzi e vicoli tipicamente del nostro paese per farne piazze boulevard come nella sua Parigi.

Cosa ti inventa oggi, l’ex: la spianata di Cinecittà per costruirvi un albergo tipo Dubai a otto, nove, dieci stelle vedete voi, con piscina, fontana e qualche arabetto nascosto dietro la palmetta. Una cosa mastodontica. E questo progetto fa venire i brividi se si pensa che, a farne le spese, saranno i quartieri dignitosissimi del sud di Roma, il Tuscolano, il quartiere Don Bosco, sul limitare del Comune di Ciampino, che saranno costituiti da orrendi palazzi stile anni ’60, ma che hanno una umanissima dignità che nulla ha a che vedere con l’arroganza di questo ex.

Pare che dietro i progetti dell’ex ci sia una società americana e gruppi di potere italiani che in nome di una improbabile crescita (campa cavallo…), travolge le maestranze di Cinecittà – attrezzisti, operai, scenografi, attori, insomma tutta l’onorata manovalanza che ha fatto la storia dello spettacolo italiano e che ha costruito Oscar dietro Oscar.

Era l’epoca degli anni d’oro del Cinema mondiale quando nel laghetto di Cinecittà Federico Fellini faceva passare un cartonato che somigliava per la sua imponenza al vero transatlantico “Rex” e questo nel film “Amarcord”. Erano gli anni in cui a Cinecittà si girava “Ben Hur”, con Charlton Heston, famosissimo per la sua corsa delle bighe che valeva il prezzo del biglietto e qualche Oscar. “Cleopatra”, con Liz Taylor e Richard Burton, e “Quo Vadis” con Robert Taylor, Deborah Kerr, Leo Genn e Peter Ustinov. Quando nei vialetti puntellati dai grandi pini marittimi, esistente ancora, la biga del console Vinicio, Robert Taylor, veniva inseguita da quella di Bigellino, lo schierano di Nerone, mentre alle loro spalle si vedevano i bagliori di Roma fumante. Per non parlare di “Guerra e Pace”, con Mel Ferrer e Vittorio Gassman, “Gangsters of New York”, con Leo Di Caprio di Martin Scorsese, e di tante altre pellicole che veramente hanno fatto la storia del Cinema mondiale. Ora questo signore decide di abbattere tutto, compreso naturalmente il mitico studio cinque che fu sempre utilizzato nei suoi film da Federico Fellini per costruirvi chissà quale albergo per arabi e russi arricchiti. Gli americani no perché sono più in crisi di noi. Vi sembra giusto tutto questo? Il presidente del X° Municipio, Sandro Medici, si è detto costernato da questo progetto assieme a tutte le associazioni di categoria dei lavoratori del Cinema. E gli abitanti del quartiere Don Bosco e del Tuscolano chi li ha sentiti? Il signor ex mi faccia la cortesia: vada a sentirli di persona e vediamo se saprà convincerli. Comunque il progetto di radere al suolo la “fabbrica dei sogni” non è né di oggi, né di ieri. Ma se ne parlava da un paio d’anni. Esattamente da settembre del 2010. Oddio, sogno o son desto? Non sarà per caso che mine e ruspe sono il primo Ciak dell’ennesimo film a Cinecittà? Dio volesse che fosse così. Giuro: lo andrei a vedere almeno cento volte.

postheadericon IL GOVERNO DEI PROF BOCCIATO MENTRE SILVIO PENSA AL QUIRINALE

 

Mario Monti

Chi l'ha detto che i Professori quando abbandonano la cattedra diventano salvatori della Patria? Chi ha dato a Monti e alla Fornero , a Passera e a Giarda le stimmate di eroi? Direte : è stato Napolitano a promuovere sul campo l'allegra brigata forse il Quirinale si è lasciato prendere la mano dalle celebrazioni dell'unità di Italia, ma proprio questa sua mossa è stata un tentativo andato male. L'algido Monti pensava o credeva che con una bacchetta magica potesse salvare lo spread e con esso l'EURO .
 La Fornero non è  riuscita a cancellare l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori, ha sbagliato i calcoli sugli esodati come una scolaretta di fronte alla tabellina dei numeri , ha invaso il campo altrui con banalità affermando sciocchezze. Ogni giorno  che Dio mandava in terra ,  vedi la storia dei laureati che a 28 anni se non hanno un posto di lavoro si possono considerare falliti. Fornero è antipatica a metà degli Italiani se non a tutti sopratutto dopo aver detto che anche i dipendenti pubblici possono esser licenziati. Poverina voleva riaffermare il principio costituzionale che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge ma la signora di Torino non è mai entrata in ufficio postale ( quelle Poste risanate dal suo collega Passera ma risanate in che ? Dal momento che Dio ci guardi dal ritrovarci in coda davanti ad uno sportello di un Italico ufficio postale).
 E restiamo a Passera .  Un tempo riverito in quanto ceo di IntesaSanPaolo ed oggi spernacchiato anche dai suoi amici di governo tanto che gli impetuosi teleobiettivi della Camera appostati nelle tribune lo ritraggono sempre con l'aria di quello che dice ' ma che ci sto a fare io qui?' e tutti pensiamo che quella sua fronte spaziosa voli tristemente nella sua ex sede della Sanpaolo a Torino dove un giornalista per parlargli doveva sudare sette camicie ed ora invece ...
 Corrado Passera per la verità si è fatto apprezzare per aver coniato un nuovo sostantivo della lingua italiana:" ideona ". Per dire che le
Corrado Passera
imprese dovevano farsi venire una grande idea per poter far cambiare marcia a quelle imprese in deficit di sviluppo. E dire che le linee -guida dello sviluppo italico doveva essere lui a dettarle e quindi l'ideona se la doveva far maturare lui stesso dentro quella sua bella testa pelata.
 La sobria ministro della giustizia, la Severino, proprio in queste ore si è distinta per un ideona fantastica : utilizziamo i detenuti in regime di semi-libertà per la ricostruzione delle zone terremotate dell'Emilia .
 E se poi questa libertà se la prendessero davvero scappando alla chetichella ?Non mi sembra un'ottima idea.
 E che dire del ministro Giarda dalle orecchie a sventola ? Era stato chiamato per effettuare esemplari tagli alla spesa pubblica ma dopo un lungo silenzio che ci aveva allarmati alquanto, abbiamo saputo che l'algido Monti aveva chiamato ad affiancarlo il Tagliatore professionista di bilanci e teste d'uomo , Enrico Bondi, che tanto bene aveva fatto per risanare la Cirio .
 Abbiamo la certezza che i tagli alla 'spending review' si limiteranno soltanto a quattro miliardi più spiccioli di euro. Basteranno a non far scattare l'aliquota IVA al 23% ?
 Credo di no perché nel frattempo è avvenuto , ahimè , il terremoto emiliano per il quale non basterà di certo l'aumento di due centesimi al litro del prezzo della benzina .
 Sul ministro degli Esteri marchese Terzi di sant'Agata vogliamo stendere un velo pietoso (basti pensare alla vicenda dei due Marò in India ) sicché forse sarebbe meglio che si occupasse delle sue terre e del suo castello di Sant'Agata  di Bonate , sopra o sotto che sia , nella bergamasca.
 Citiamo per ultima il ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri che tanta bella prova aveva dato ai bolognesi quando venne nominata commissario prefettizio di quella città .
 Dicevano che era una specie di sergente di ferro, una Merkel italiana tirata su a tagliatelle e ragù ( invece che a crauti e würstel ). A novembre quando seppe di essere stata scelta come ministro dell'interno dal premier Monti, la prima a sorprendersi fu proprio lei che pensava - come disse a radio24- di accudire come nonna i propri nipotini. L'avesse fatto !!! Avremmo avuto forse una buona nonna in più ed un ministro mediocre in meno .
 Non l'avessimo mai sentita : da quella bocca escono banalità e luoghi comuni a rotazione continua.
 L'ultima in quel tragico venerdì di maggio dove il terremoto emiliano portò i primi morti.
 Disse che non sarebbe andata ed avrebbe aspettato il lunedì successivo perché per quel giorno era fissata la riunione per l'ordine pubblico ; ma qualcuno dall'alto la costrinse a prendere l'aereo ed a arrivare in serata in mezzo alle macerie .
 L'ultima gaffe in ordine di tempo fu per salutare gli azzurri di calcio in partenza per la Polonia quando disse: " andate,  giocate e vincete .
Silvio Berlusconi

Leggi il resto di questo articolo »

postheadericon Monti e le cravatte di Marinella regalategli da Berlusconi. Parola della moglie.

Mario Monti insieme alla moglie Elsa

Mentre Monti si trova in Cina e nelle prossime ore si reca anche in Giappone, prima tappa visitata Seul in Corea, per un convegno con i grandi potenti del Mondo per dibattere e trovare un’intesa sull’armamento atomico, la moglie in Italia da un intervista al direttore di Chi Alfonso Signorini a cui confida i segreti della famiglia del premier. Niente segreti da non conoscere ma soltanto linee generali impostate sul sobrio e sul loden. Intanto la signora ha svelato che in casa Monti, lui, il professor Mario, occupa la platea principale rispondendo alle domande dei giornalisti politici ed economici soffermandosi soprattutto sui grandi temi del pianeta terra. La moglie, invece, è stata relegata a un ruolo di comprimaria, occupandosi prevalentemente dell’educazione dei figli (ormai grandi), e in tema di comunicazione è oggi abilitata a rispondere alle domande dei settimanali “familiari” come Chi, per l’appunto. Questa è stata la prima uscita della premiere dame italiana. Volete vedere che fra poco la signora Elsa molto sobria, come del resto il marito, apparirà su tutti i femminili della stampa italiana? Che differenza con chi l’ha preceduta: la moglie di Ciampi che faceva la nonna e tirava la giacca alla Rai criticando la qualità delle fiction e proponendo invece film sul Risorgimento italiano (chi poteva darle torto, data l’insulsaggine di queste produzioni Rai girate tutte con la mano sinistra?). E che differenza con Veronica Lario, moglie di Berlusconi, di cui nessuno ricorda più nulla? Né nella vita pubblica (essendo sempre stata assente, tra l’altro) né nella vita artistica, senonché il suo seno nudo offerto a piene mani agli spettatori del teatro Manzoni di Milano allorché mise in scena, con Enrico Maria Salerno, “Le cucù magnifique”, un tema assai intrigante e quasi foriero degli anni a venire. La signora Monti ha raccontato ad Alfonso Signorini che la sobrietà del marito è accresciuta (più di quanto in verità cresca l’Italia) da quando sfoggia le belle cravatte forgiate da Marinella, nota sartoria napoletana, che Silvio Berlusconi gli ha regalato qualche mese fa. E’ un fatto di gusto, anzi di buon gusto, dal momento che le cravatte di Marinella sono note in tutto il mondo anche perché sono state indossate da Clinton e Bush, di Obama non sappiamo. Da questa chiacchierata con il settimanale mondadoriano, la signora Monti conferma le sane abitudini delle famiglie borghesi italiane e cioè che il marito spesso confida a lei le sue impressioni nel corso degli incarichi prestigiosi che ha avuto negli ultimi decenni. Lasciamo perdere la Bocconi nei tempi in cui era docente, preside, rettore e poi presidente del consiglio d’amministrazione, ma quando negli anni novanta fu nominato, proprio da Berlusconi, Commissario alla Concorrenza dell’UE, spesso si incontrava con l’allora Ministro Sarkozy che ai vertici ministeriali di Bruxelles si presentava addirittura con la prima moglie Cécilia che aveva cooptato tra i consiglieri del suo ministero e, avrebbe sottolineato Monti alla moglie, pareva che Sarkozy avesse la prima parola e la moglie l’ultima.  Così va la vita. Non sapendo Monti, perché all’estero, che in Italia gli si sta preparando un trappolone fuori dall’ordinario con gli scioperi generali sull’articolo 18, con i cortei e le distruzioni del no-tav e con la riforma elettorale che Alfano, Bersani e Casini gli stanno preparando su un piatto, senza contare che molti tra questi lo stesso Berlusconi, spingerebbero affinché questi si presentasse alle elezioni del 2013, magari sotto le insegne dei Liberali moderati. Chi vivrà, vedrà.

postheadericon Tanti auguri e lunga vita a Babbo Natale

Lo sapete che Babbo Natale è nato a New York nel 1822? L’Inghilterra fu la prima nazione europea ad importarlo dall’America e che grazie a Charles Dickens lo valorizzò grazie dedicandogli il famosissimo “Canto di Natale” da cui vennero tratti un film ed una riduzione Disney con protagonista Topolino, oggi pressoché introvabile. Dall’Inghilterra babbo natale venne adottato da tutti i paesi di tutta Europa ed anche oltre.

La tradizione vuole che Babbo Natale arrivi la notte del 24 su una slitta trainata da renne e con sulle spalle un sacco pieno di multicolori pacchetti regalo. La slitta vola in un cielo stellato sopra un paesaggio nevoso, da qui la facile considerazione che l’origine di Babbo Natale sia nei paesi del nord Europa. Niente di più sbagliato. Ed ha pure un papà: il pastore luterano Clement Clarke Moore  professore di teologia e letteratura greca, che la notte di Natale del 1822 scrisse un poema in versi dal titolo “The night before Christmas” nel quale tratteggiava la figura di un anziano, panciuto e barbuto nonnetto che portava doni ai bambini, buoni e cattivi.

In questi anni, in prossimità del Natale, si apre inevitabilmente un dibattito “spacca-marroni” sulla utilità di questo effimero personaggio (in fondo dura una sola notte). Dibattito in cui i vari intellettuali, i cosiddetti soloni della mente inutile (psicologi, sociologi, psicanalisti) e chi più ne ha più ne metta, si interrogano a vicenda se sia il caso o no di troncare questa fiabesca figura dicendo a tutti i bambini del mondo che egli è, in fondo, una invenzione del consumismo. Vogliono che i bimbi sappiano che non arriva con le sue renne sui tetti, che non si cala dai fumaioli dei camini e che non lascia nessun dono la notte di Natale. Ma perché bisogna intristire i nostri bambini come se già non fossero tristi a causa degli avvenimenti che giocoforza sono costretti a vivere assieme ai loro genitori? Per quale motivo distruggere l’unica festa che da sempre unisce la famiglia attorno al desco in un giorno nel quale è vietato essere tristi, in un giorno in cui è obbligatorio prendersi una vacanza mentale?  In fondo di essere tristi noi italiani ne abbiamo ben donde, essendo alle prese, in questi giorni di Natale, con una manovra che non porta delizie, ma è progettata da un algido signore con i capelli bianchi, smilzo e che però non è Babbo Natale. E’ uscito in questi giorni un bellissimo libro che consiglio a tutti i lettori di acquistare. Si intitola “ La vera storia di Babbo Natale” scritto da Alfio e Michele Maggiolini. Il primo docente di Psicologia del ciclo di vita presso l’Università di Milano Bicocca, il secondo invece ha conseguito un master in Antropologia culturale presso la School of Oriental and African Studies di Londra. Due cervelloni che hanno il merito di avere scritto la storia di Santa Klaus come una vera e propria fiaba. Nell’introduzione affrontano i risvolti psicologici della festa del Natale, che appartiene a tutti noi, bambini e non, ma e che in passato è appartenuta anche ai nostri nonni. Il Natale con il suo profumo di cannella, con il suo odore di cioccolata ed il sapore di fichi secchi. E’ evidente che i due autori parteggiano per Babbo Natale e lo difendono contro tutto e tutti tanto che, raccontano, di una televisione francese che l’anno scorso trasmise uno spot che demonizzava Babbo Natale, uno spot che venne interrotto per la vibrante protesta dei genitori e degli stessi bambini teleutenti. In fondo se ci pensiamo bene da sempre il nostro Babbo oltre ad allietare i bambini che ne aspettano la venuta già dai primi di dicembre è simbolo di consumismo, quindi perché raccontare ai nostri ragazzi che Babbo Natale non esiste e che i doni li portano i genitori? Una esercitazione inutilmente distruttiva che può anche risultare perniciosa per lo sviluppo dei nostri cari figlioli. Nel seguito i capitoli si dipanano attraverso i seguenti temi: la festa del Natale; di che cosa è fatto il Natale; la nascita del sole; la festa in famiglia; consumare il Natale; un’invenzione americana; perché Babbo Natale non è donna?; Babbo Natale come metafora e tanti altri argomenti.

Il libro, come si vede, è esaustivo sotto tutti i punti di vista ed è un libro che durerà nel tempo, almeno finché Santa Claus volerà con le sue renne.

La festività del natale affonda le sue radici addirittura all’epoca dei romani, che salutavano la morte e la rinascita del sole proprio in questo periodo tra  l’11 ed il 25 di dicembre, secondo il calendario approvato da Giulio Cesare. Alcuni aspetti delle feste dette “saturnali” ricordano effettivamente il Natale: i romani si scambiavano doni, facevano lunghi banchetti ed attendevano il solstizio d’inverno giocando a tombola, questo prima ancora che nascesse Cristo. Con la venuta del Messia il Natale è diventata la festa della natività di Dio che si è fatto uomo in terra ma è diventata anche la festa della famiglia e la festa del consumismo, se consideriamo che i Re magi portarono da terre lontane oro, incenso e mirra.

Leggi il resto di questo articolo »

Gallery
A Firenze manzoni-a-firenze-e-la-risciacquatura-in-arno_0 PAESE CHE VAI CITTA` CHE TROVI il-teatro-di-rosso-di-san-secondo
Archivio
Views