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Ponte sullo Stretto, una proposta concreta per posti di lavoro e sviluppo
Di Cosimo Inferrera
Il Convegno su “Il Ponte Mediterraneo … e non solo” tenutosi a Reggio Calabria il 19 ottobre, con la partecipazione di Enti locali, Associazioni pro-ponte, accademici e tecnici di molte Università italiane, ha stigmatizzato l’ennesimo cambio di marcia in rapporto al cambio di governo su una scelta infrastrutturale affatto localistica, qual’è il Ponte, tassello essenziale per il rilancio europeo verso la costa sud del Mare Nostrum. L’attraversamento stabile nello Stretto di Messina sposterebbe quasi a ridosso di Suez il corridoio nord, che oggi trova in Rotterdam il punto di riferimento tra Spagna e Russia. Da qui la proposta di denominarlo “Ponte Mediterraneo”.
A Roma la recente conferenza dei servizi del 27/09/2012 ha reso l’opera cantierabile da subito, una scelta strategica per l’intero Paese. Contatti recenti con finanziatori stranieri, in particolare cinesi, indicano che l’opera si può autofinanziare in un’ottica di sistema che vada ben oltre Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, comunque punti fermi nei percorsi di sviluppo.
Proprio in vista delle esigenze locali e per ridurre l’impegno finanziario internazionale, si ravvisa la necessità di redigere un Master Plan complessivo da inserire nel progetto esecutivo. Nei piloni si realizzino delle “torri abitate” attraverso predisposizioni idonee che lo rendano auto-sostenibile attraverso la fruizione delle straordinarie potenzialità intrinseche ed estrinseche del Ponte. Si tratta di insediamenti di carattere economico-culturale, scientifico-energetico e turistico-commerciale, che lo stesso Ponte e le aree circostanti sono destinati ad ospitare. Nel quadro di un rimodellamento armonico del sistema portuale calabrese e siciliano, il Ponte enfatizza i miti e la storia dell’Area dello Stretto, facendone un piano di scorrimento unitario dal confine intercontinentale afro-asiatico, dove transita il 30 % del commercio mondiale, verso l’Europa.
L’ipotesi della cancellazione del Ponte – cui la stampa dà risalto – oltre alle penali risarcitorie da corrispondere al contraente principale Eurolink (con i risvolti patrimoniali a carico dei soggetti che se ne assumessero la responsabilità di fronte alla Corte dei Conti, visto il conseguente rilevantissimo danno erariale) produrrebbe una serie di contenziosi per gli espropri in atto. Senza contare il vulnus all’immagine del nostro Paese accreditata nei congressi scientifici, nella realizzazione di ponti incredibili, nei contatti internazionali in Cina, in Giappone, a Miami, in Ecuador ad opera dai nostri esperti, tutti presenti al recente Convegno.
Anna Maria Zaccone Cerasuolo: la voce eterna della poesia
(…)
Anima:/
mistero senza confini,/
unica libertà/
nel “lager” del pregiudizio>>
(Momenti)
di Santi Lo Giudici
Se, con una s
erie di introspezioni genealogiche, desiderassimo appropriarci dell’ imago mentis di Anna Maria Zaccone Cerasuolo, scoveremmo uno scenario vitalizzato da un grande libro del tutto verosimile ai testi relegati in preziose stoffe damascate ed esposti su alti leggii delle chiese ortodosse d’Oriente. Libro fissato alla pagina d’apertura con su scritto, con caratteri in oro a striature rosse, la parola amore: ora nell’accezione di “amore per sé”, ora in quella di amore per Lorenzo, di amore per sé tramite Lorenzo riversato all’intera umanità. E quel che più sorprende è che i restanti fogli del libro, tanti quanti sono stati i giorni della sua vita, ripropongono, qualunque sia la tematica affrontata, la medesima parola. In questa parola è calato concretamente, da una parte, l’universo poetico e, dunque, intellettuale e, dall’altra, gli universi nascenti e illuminati di creatività: trasposizioni e mimetizzazioni della realtà in illuminazioni in cui, con fregi di musiche, parole, danze e scene, è possibile cogliere origine e impeto in quella sfera magica custodita dalle sue sensuali e <<tiepide mani>> (Profumo di fresie). E la sensualità si fa carne desiderante e trascina con sé i suoi universi emotivi fino ad impossessarsi – financo, smentendo Cartesio e soltanto al pari, nella letteratura di tutti i tempi, delle lettere di Eloisa ad Abelardo – dell’atto di pensiero: <<Il tuo pensiero balena nel cuore/come scoccar di saetta/dall’arco sottile del mio desio./Freme e si impiglia/tra i nostri ricordi/e poi disfrena la punta/traverso le carni/che, ferite, s’increspano tutte/di brividi lunghi>> (Il tuo pensiero).
La poesia, anche quella della prima ora, è matura e sicura, come se avesse percorso in sé gli stati d’iniziazione, colorata e visiva. Le liriche vivono nell’atmosfera che ha già patito l’intuizione dei tramutamenti <<che porta/ alle semplici cose,/all’umiltà di sogni modesti>> e sospinti a un’ulteriore spoliazione e prosaicità di quel <<fiore rosso/…colto dalla cima del cuore/in un’alba d’aprile,/per offrirlo al miraggio/di tradurre in canto/l’anelito d’ogni speranza>> ad opera della quale la poesia perviene a vertici di ricerca di storia e rapporti tra l’uomo e il mondo che costituiscono il senso fisico e metafisico della poesia dell’Ottocento e, in qualche modo conclusiva, del Novecento. Rileggendo qualche verso di “Fragilità”, “Vorrei”, “La grazia delle cose”, “Come?” torna all’orecchio l’eco di Dante, Pascal, Leopardi, Stendhal, Kierkegaard, Antonioni, Fellini. Nelle poesia “Il vero” dell’ontologicità dell’esistere approntato a un percorso che sì piega a l’amen del Destino nell’accezione di Nietzsche: <<(…) Così soli noi siamo,/pure se uniti/da un comune umano dolore,/o dalla brama di una carezza d’amore/che plachi il turbinio/del vento del destino>>. E la condanna delle Parche si fa aspettativa nella poesia “Due mondi”: <<(…)Volentieri andrei/lungo le rive del Lete,/tra i bianchi asfodeli/sacri all’oblio;/dove essere soli,/nella propria vicenda/d’amore e di morte,/ha un senso compiuto/ed assoluto>>.
Abbiamo accennato al paesaggio in cui è inserita la poesia di Zaccone Cerasuolo, e potremmo allargare l’analisi per godere ampiezza e profondità, ma quel che è certo è che l’Autrice ha trascritto della propria anima che, seppur immersa negli aliti del suo tempo, vive tuttavia in una scrittura inimitabile e originale, tra tesori e sensibilità, acutezza e connessioni mentali sorprendenti ed estrose per esplorare e cogliere le contraddizioni e paure proprie e altrui. I suoi transiti esistenziali, come quelli dello Heidegger dei Pensieri interrotti, procedono addentrandosi nell’universo fino a sentire la tristezza dove <<il male raggiunge il cuore/e, come un tarlo, rode nel buio>> (“Trama sottile“); è il mondo senza speranza e compromissione, rischiarato da false chimere; è il cammino di dubbi e domande brucianti che dicono di <<Misteri contro misteri,/in cui si logora ogni speranza/ d’ampliare “virtude e conoscenza”>>. La vanità e l’aridità delle cose, la miseria materiale e intellettuale, hanno memoria inquieta della terrestrità, dove non si scorge più alcun indizio di brace, ma solo il ghigno beffardo di <<misteriosi numi/che di noi ridono/nel vederci affannare>> (Pedine), una volta che si ha coscienza che siamo rimasti <<senza più Dio,/perché senza pietà>> (Essere nel mio tempo). Ma restano le piaghe sanguinanti a testimoniare del definitivo tramonto del sogno e talora, con crudo realismo, affiorano, come un amarcord Felliniano, sprazzi di rinascita soltanto <<se il canto rifiorisce nel cuore>> (Declino).
E c’è molto di più sul piano che coinvolge l’evoluzione sociale degli umani attraverso la falsità delle narrazioni e delle metanarrazioni. Il senso de “La storia” non è presente soltanto nella parola scritta ma è congiunto al significato delle parole non scritte: è presente nella mirabile ricchezza di polisensi che sprigionano da ogni verso, piegati a mostrare di quanto la storia debba affrancarsi dalla storiografia classica e rapportarsi, invece, a una storiologia che almeno, in alcuni passaggi dice niccianamente che la storia <<è fatta di pagine/che il vento del tempo/strappa alla memoria/e sostituisce/con altre pagine,/sulle quali la vita segnerà ancora/errori e menzogne/ d’ingloriosi eroi>>, e non nega vichianamente quanto le tragedie <<si compiono/al ritmo dei corsi e ricorsi/del fato>>. Il senso delle narrazioni storiche non consiste tanto nella lettura del nostro tempo riferita ai fatti raccontati in un modo invece che in un altro, quanto nella maturazione delle contraddizioni, nelle lacerazioni dei sentimenti dimenticati dell’uomo, nel riflesso dei turbamenti e di quanto c’è di ingiustizia, di velleità, di amenità, d’indifferenza al sangue e alla fatica del singolo rientrante in una ferita più generale e universale come un codice di inconciliabilità che interseca, spaccandola, l’esistenza.
LA RESPONSABILITA’ IN SANITA’ HA SEMPRE DIRITTO AD UNA RISPOSTA
di Cosimo Inferrera *
Oggi il concetto di colpa del sanitario è più ampliato rispetto al passato, quando ne venivano esaltate le giustificazioni morali e il fine di bene. Pur tuttavia è indubbio che il soggetto malato debba essere assolutamente tutelato da quegli errori e dai quei comportamenti che si definiscono frutto di “malasanità”. Ed è altrettanto evidente come in una professione esposta ai grandi rischi – quale quella del medico, le cui decisioni a volte si sviluppano sul filo dei secondi – l’ordinamento ne debba tutelare la sicurezza, onde evitare che la paura dell’errore e delle possibili conseguenze possano pregiudicare il risultato, smorzando l’impegno del professionista.
La maggior severità, che trapela dalle applicazioni giurisprudenziali, non è tesa tanto a eliminare la c. d. “malasanità” nel suo determinismo nascente, quanto a far sì che il malato abbia piena tutela dei suoi diritti e possa pretendere ed ottenere un congruo risarcimento. Però è diffusa nel Paese la consapevolezza che gli sprechi paragonabili all’ammontare di un’altra manovra <Salva Italia> siano la causa primaria dei disvalori aziendali non solo in molte regioni del centro-sud, dove più si evidenziano decadenza delle strutture pubbliche, inadeguatezza dei compensi, mancanza di professionalità, ma anche in alcune del nord.
A giudizio di chi ha trascorso mezzo secolo fra riscontri diagnostici, esami istopatologici e citopatologici, potrebbe rivelarsi molto giovevole “un semplice
correttivo” al fine di limitare l’insorgere ed il perpetuarsi di comportamenti professionali scorretti, che danno luogo a procedure inadeguate o sbagliate e conseguenti danni sull’utenza. A tale riguardo occorre distinguere due modalità di comportamento, attinenti alla responsabilità sanitaria di qualsiasi livello, più specificamente apicale:
Sconcerti per oboe e tromba
Una raccolta di versi, prose e pensieri dal 1989 di Daniele Colica
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In morte di un’amica, Ida Nanini
Ida cara, che vuoto hai lasciato
attorno ai tuoi affetti, attorno a me e ai tuoi amici.
L’unico conforto cristiano è
il saperti lassù dove la
cognizione del dolore è pressocchè nulla.
Non so dove sei con precisione
ma mi piace immaginarti
vestita con una leggera tunica
bianca sormontata da una coroncina
di fiori che lasciano liberi sulle tue spalle,
i riccioli biondi che già in terra,
ti davano una certa aurea bellezza.
Ora stai tra i beati che innalzano
cori di giubilo al Signore, mentre tu,
povera innocente, danzi con altri
angeli, gaia e felice perché non
avverti più alcun dolore.
E mentre danzi in circolo,
squilli di trombe divine
ritmano i tuoi saltelli celesti,
come celesti erano i tuoi occhi e
come candido era il tuo animo che
rincorreva invano la felicità terrena.
Ora Ida, riposa in pace e che
il giusto sonno ti rinfranchi di tante amarezze,
di tante malinconie.
La tua vita terrena ormai rimane
nel ricordo angoscioso di chi hai lasciato
un mattino di primavera fiorentina,
quando i profumi di tiglio
si spandevano nell’aria come
il canto festoso delle rondini
che si rincorrevano tra i tetti e
che hanno accompagnato la tua dipartita.
Ciao Ida!
Ricordati di affidarti al Beato,
colui che in terra portò la croce di Cristo
invocando Maria protettrice.
Guarda il Beato e guarda Nostro Signore,
nelle loro fattezze troverai il vero volto
di Dio.


