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La freccia che indica ” Brescia Centro”, per chi proviene dall’autostrada Serenissima, conduce per forza di cose a Brescia 2 un modernissimo agglomerato di palazzi in vetro-cemento, abbellito di qualche torre e di spazi verdissimi dove, un giorno, dovrebbero trasferirsi gli uffici dell’amministrazione statale. A differenza del berlusconiano Milano 2, qui non ci sono appartamenti lussuosi per single rampanti né per famiglie della borghesia medio-alta. Ci sono solo uffici di rappresentanza, sedi di banche, le associazioni di categoria. Insomma è questa la city bresciana.

Più avanti superati un paio di rondò che smistano il traffico locale e di passaggio per le valli e per l’autostrada, in dirczione di Milano o di Venezia, si entra in città dalle parti della stazione ferroviaria e si ha immediata la percezione di cosa sia Brescia, l’operosa Brescia, quella che i libri di scuola ci hanno presentato come la ” Leonessa d’Italia”, la seconda città lombarda per ricchezza e per popolazione dopo Milano, una città che ancora oggi porta i segni di quella sciagurata giornata piovosa di maggio ’74 quando le bombe scoppiarono in piazza della Loggia durante un comizio sindacale.

Mazzi di fiori freschi e una targa testimoniano il tributo di vite umane che Brescia ha consegnato agli anni di piombo e lo spigolo sbrecciato di una delle colonne del loggiato è rimasto volutamente “ferito” perché la gente ricordi, perché anche il viandante frettoloso possa volgere il pensiero, passando da lì e per un solo attimo, a quelle vittime innocenti. Passeggiare per le vie di questa città significa entrare a contatto, in presa diretta, con un pezzo notevole di storia italica e si ha subito la sensazione di vivere in una dimensione aristocratica per nulla intaccata dal volgere tumultuoso dell’era moderna. Ebbene, siamo alle soglie dell’anno Duemila tempestati dai richiami inevitabili del progresso tecnologico e sembra, quasi, di non potere più vivere senza conoscere i misteri sbalorditivi di Internet e senza sentirsi estranei al Villaggio Globale.

Ma quando ti addentri per le vie storielle bresciane, quando sbuchi in piazza del Duomo (oggi ribattezzata piazza Paolo VI), quando il tuo sguardo va oltre le facciate gentilizie delle antiche dimore di conti e di baroni e lambisce il fresco dei cortili, quando ti trovi di fronte alla Torre della Pallata o alla maschera scolpita nella pietra, “Mostassu delle Cossere”, in contrada delle Cossere, allora capisci che qui a Brescia il tempo s’è fermato e del nuovo, o pseudo nuovo, non t’interessa più nulla.

E come d’incanto calpesti, camminando, l’antico acciottolato o il vecchio pavé certo che, girato l’angolo, troverai altri squarci di storia che ti parlano e ti raccontano le imprese umane attraverso il linguaggio universale dell’architettura di tutti i tempi.

Pensate: che cosa doveva essere Piazza della Loggia, nell’alto medioevo, quando nel suo campo si tenevano i tornei dei cavalieri armati di lunghe lance e protetti, come i cavalli del resto, di pesanti armature.

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