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2010 – LA TERZA SFIDA TRA CANTORI NO PONTE E FIGLIASTRI SI PONTE
di Cosimo Inferrera **
Quel 21 Maggio 2010 pare lo stop decisivo alla linea zig-zag SI-NO-NI Ponte, erosiva dell’orgoglio nazionale, sotto minante la credibilità politica e la dignità professionale. All’Hotel Excelsior di Catania in un meeting aperto e trasversale, organizzato dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania Carmelo Grasso, coordinato dall’ingegner Luigi Bosco componente della Commissione monitoraggio norme tecniche del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, finalmente si mette al centro la figura e il ruolo sociale dell’ingegnere sull’opera che collegherà Sicilia e Calabria, l’ottava meraviglia del mondo. Il proclama tassativo è un no all’aggressione ambientale, piuttosto un’architettura piacevole che sappia riqualificare i luoghi intorno a Scilla e Cariddi e contempli in un disegno armonico la rinascita delle due regioni e lo sviluppo del Meridione d’Italia.
Combattere l’ignoranza sul progetto del Ponte – aspetto non secondario che la Società Stretto di Messina ha curato assai poco – è uno degli obiettivi del Convegno: “realisticamente, di come sarà se ne sa poco in giro”. Si va dritti al cuore della tematica alla presenza di nomi illustri come quelli di Klaus H. Ostenfeld, Man-Chung Tang, Peter Sluszka e Kenneth Serzan; c’è anche un imprenditore cinese, il più qualificato esperto nella costruzione di ponti, che vive e lavora a San Francisco insieme a 1200 dipendenti. Da mattatore parla Enzo Siviero, che l’IUAV di Venezia annovera orgogliosamente come l’unico docente al mondo in grado di insegnare agli architetti come si fanno i ponti. “Le due torri della Sicilia e della Calabria possono diventare una risorsa”, dice il professore, e vuol farci sognare una nuova Dubai con quattro grattacieli ! Senza petrolio – aggiungo – ma con un patrimonio immenso, culturale e paesaggistico da valorizzare attraverso la circolarità strutturale realizzata tra le sponde per una fantastica “Vasta Area” dello Stretto. Insomma per fare un Ponte da primati ci sono il meglio del mondo e “capitali a bizzeffe” presso “Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo” (BIIS), come assicura Mario Ciaccia, suo manager quasi profeta secondo cui i problemi sarebbero “esclusivamente politici”. Tutti vedono l’opera a portata di mano quando il sottosegretario catanese alle infrastrutture Reina conclude che il Ponte costerà allo Stato quanto un ramo della metropolitana di Roma.
Dopo qualche mese in via Circuito di Ganzirri, a Messina si registra un evento che pare preliminare all’apertura dei cantieri: il prelievo di terreno congelato con azoto liquido in prossimità dell’appoggio siciliano dei piloni. Tornandosene a Roma visibilmente soddisfatto, l’ingegner Giuseppe Fiammenghi, professionista serio e coscienzioso, uno di quelli che non lascia avvertire la cesura tra preparazione tecnica e cultura umanistica, scorge dall’alto, sbalordito, Carlo Levi tra i sassi di Matera intento al suo “Cristo si è fermato ad Eboli”. Al riverbero della realtà l’incubo svanisce: “Il futuro è già cominciato …” rimugina.
Invece no, rimane l’attesa ! Come nel 1954 dopo le esplorazione geognostiche sui fondali dello Stretto ad opera della Fondazione Lerici di Milano, il Ponte giace. Nonostante il “Progetto Definitivo” sia fortificato da personalità eminenti e venga approvato con alcune prescrizioni migliorative (come d’uso) dal Comitato Scientifico della Società Stretto di Messina, “quidam” ostili perseverano nell’opera di disinformazione mediatica. Ora Pirandello torna in sala regia con “La lunga linea grigia del Ponte: così è se vi pare”. Però non sono le rumorose centinaia di No Ponte a bloccare i lavori rispetto a migliaia di abitanti favorevoli, cittadini del nulla con la bocca serrata: in questo caso il piano anti Ponte si profila a carattere sistemico, devastante.
UN CONSUNTIVO GRIGIO CUPO: E PER IL 2013?
di Cosimo Inferrera **
Il quadro nosografico del Ponte sembra peggiorare a vista d’occhio nel corso di quest’anno, quando il “governo tecnico” assesta due colpi, che potrebbero diventare micidiali, contro il progetto elaborato dal “gotha tecnico” di aziende, imprese ed esperti di livello mondiale, che con la campata unica sospesa di 3300 m lanciano la sfida dell’ingegneria alla forza di gravità.
Il 2 Agosto 2012 il Ministero per la Coesione Territoriale, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Regione Basilicata, la Regione Campania, la Regione Puglia, la Ferrovie dello Stato, la Rete Ferroviaria Italiana sottoscrivono il Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) per la realizzazione della direttrice ferroviaria Napoli – Bari – Lecce – Taranto.
L’iniziativa nasce dall’art. 6 del D. Lgs. 88/2011, che disciplina le risorse aggiuntive e gli interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, visti e fronteggiati in tal modo in Campania – Puglia, mentre sembrano ritenuti infondati e non meritevoli di cura quelli interessanti la Calabria e la Sicilia che vengono coinvolte con la Palermo – Catania, la Salerno – Reggio Calabria ferroviaria, ma senza il Ponte di Messina che il nostro esecutivo tenta di fare a pezzi come giunto fondamentale del corridoio 1!
I lavori del CIS per la Na-Ba-Le-Ta costano complessivamente 7.116 mln di Euro per una riduzione del tempo di percorrenza da Napoli a Bari di soli 48’. La costruzione del Ponte di Messina che a carico pubblico è solo per 2.500 mln circa, corrispondenti al 40 % dell’intero importo (il resto da reperire con il project financing), comporta una riduzione del tempo di attraversamento ferroviario dello Stretto di almeno 2 ore per i passeggeri e di almeno un giorno per le merci.
QUELLA RIUNIONE DEL ROTARY SUL PONTE …
Il chiasso che hanno fatto i ‘No Ponte’, nel corso degli anni passati, amplificato fortemente dalla stampa locale, che ha remato incredibilmente contro, per scelte (?) che non vogliamo scandagliare ma che sono facilmente individuabili, ha di fatto creato l’immagine di una Sicilia totalmente ostile alla costruzione della grande opera trasportistica al punto da permettere ad altre regioni del paese di lavorare per sostituirsi alla Calabria ed alla Sicilia come ‘porte cinesi nel Mediterraneo’.
La minoranza ‘chiassosa’ quindi aveva, ed anche tra gli addetti ai lavori, creato una psicosi negativa che le recenti iniziative sul territorio hanno provveduto a fugare velocemente. Semmai vi è stato fino a poco tempo fa un deficit di informazione che non ha fatto capire alla stragrande maggioranza della popolazione italiana che il Ponte non è un’opera inutile, che non sia possibile spostare l’impegno finanziario su ‘ben altro’, e anche che non serva a niente disinteressarsene completamente.
Ma così non era e non è. E la dimostrazione è venuta in modo indiscutibile dall’ultimo Convegno sul Ponte organizzato a Catania dal Rotary Club il 3 dicembre scorso alle ore 20, e sviluppatosi, con interessantissime relazioni (l’on. Zamberletti, il dottor Francesco Attaguile, l’ing. prof. Enzo Siviero, l’ing. Giovanni Mòllica) ben oltre le ore 23. Successo netto, quindi, dell’iniziativa conclusasi poi con un botta e risposta tra il giornalista Tony Zermo e gli illustri ospiti ai quali si sono aggiunti l’ing. Giuseppe Fiammenghi della Stretto di Messina, e l’arch. Pier Paolo Maggiora.
Altro che disinteresse. Salone dell’Excelsior stracolmo con la presenza della Catania che conta, che pesa e che ha ruoli di primo piano. Dagli amministratori capeggiati dal Sindaco della città etnea, alle decine di operatori economici e imprenditori catanesi che hanno recepito pienamente attraverso le parole e le slide proiettate dai relatori quanto il Ponte sia essenziale per l’Italia, il Mezzogiorno e le due regioni del profondo Sud.
LA SICILIA DOPO SUEZ E IL PONTE DI MESSINA
Cosimo Inferrera *
Nel quadro europeo – e non solo – la Germania modella con mano sapiente la nuova “realpolitik”. Con la Cina ha già realizzato una linea ferroviaria faraonica attraverso Russia e paesi intermedi. Il Corridoio V da Lisbona a Kiev apre la Baviera e l’intero bacino della Rhur a vaste aree italiane attraverso i valichi del Sempione, del Gottardo e del Brennero; stranamente nessuno ha contestato questi trafori mentre i no Tav giocano una sospetta partita anti italiana.
La realizzazione della tratta ferroviaria per l’accesso al nuovo tunnel del Brennero, finanziato dal Cipe per 1,6 miliardi di euro, si sincronizza placidamente con il
definanziamento (?) italiano del Ponte. Il Corridoio 1 che a Napoli ha una variante per Bari integra l’industria tedesca al nord-est italiano, al versante adriatico fino alla Puglia e alla Grecia. Ne consegue il tentativo di definanziare il Ponte. Anche a sud i traffici intercontinentali tra Germania e Cina si vanno saldando. Però dal canale di Suez triplicato in larghezza dove si dirigeranno i giganteschi porta container cinesi?
A fine estate 2011, il ministro degli Esteri Frattini e Lou Jiwei presidente di “China investment corporation” parlano di un progetto cinese che prevede: 1) l’aeroporto intercontinentale al centro della Sicilia con quattro piste parallele di cinque chilometri l’una per l’atterraggio dei grandi Jumbo; 2) il Ponte sullo Stretto; 3) la rete ferroviaria connessa alle due infrastrutture; 4) il completamento dell’anello autostradale; 5) l’energia fotovoltaica; 6) i porti di Augusta e Pozzallo, idonei ad accogliere i nuovi giganti da 500 mila tonnellate; 7) il centro direzionale di tutti gli assessorati della Regione per una spesa di oltre un miliardo di euro. A che serve un hub in Sicilia? In pochi anni accoglierebbe 30 milioni di passeggeri per essere a livello di Fiumicino, Parigi, Londra, Francoforte.
La Sicilia piattaforma strategica al centro del Mediterraneo mette in allarme mezzo mondo. Scompare Gheddafi, cade Berlusconi. Dove finisce il Gotha mondiale di architetti e ingegneri affaccendati attorno al progetto Ponte? Dove sono i capitali garantiti dalla BIIS di Mario Ciaccia, amministratore delegato di Banca Infrastrutture Innovazione Sviluppo, oggi vice Ministro? Che ne è dei densi contatti tra Regione Siciliana e Bank of China? E della visita della delegazione olandese? Tutto evapora misteriosamente.
UN PATOLOGO E IL PONTE
Lettera aperta al sindaco di Messina Buzzanca
di Cosimo Inferrera
Signor Sindaco,
Sottoscrivere a favore del Ponte di Messina non basta per tacitare i molti interrogativi che ancora fanno ondeggiare la megaopera, forse prematuramente avviata ad inizio lavori.
Perché le trivellazioni in riva al mare eseguite solo ora ? Su cosa hanno ragionato centinaia di tecnici ed istituzioni di tutto il mondo per tenere in piedi l’idea di colossali piloni, che sorreggano una campata di 3300 metri ? Perché le “carote” di terreno, estratte dalle trivelle, descritte giornalmente nei minimi dettagli, con puntualità pedissequa sulla stampa locale ? Ed invece i problemi di mobilità preesistenti al Ponte, interconnessi al Ponte e/o indotti dal Ponte vengono affastellati confusamente in una sola “lenzuolata” di cronaca cittadina (Gazzetta del Sud, 11 novembre 2010) con la benedizione dell’amministratore delegato della società Stretto e presidente dell’Anas ?
C’è voluto un bel coraggio a parlare di “miracolo” proprio sotto i viadotti di “Giostra-Annunziata” e sbottare: “Messina avrà grandi benefici”. Un’enfasi che potevano risparmiarsi vicino a quei cantieri di inefficienza mortifera, risvegliata dall’apprestarsi del fantasmagorico Ponte come alito divino sulla controfigura di Lazzaro. E’ veramente un dono munifico il semplice completamento di questi svincoli, programmati da venti anni ed attesi vanamente ? Può onestamente dirsi questo il motivo del rilancio di Messina ? !
Avvezzo ad esercitare il senso critico attraverso la diagnosi microscopica dei processi patologici, molti dubbi al riguardo li ho espressi in “Oltre il Ponte, cos’altro passerà sulla nostra testa ?”, anteprima di una serie di sette puntate sull’argomento. Dubbi che nessuno ha però mai contestato o voluto chiarire.




